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Sulcis-Iglesiente

Santadi
Santadi è un piccolo centro nel cuore del Sulcis Iglesiente, nella parte sud-occidentale dell’isola, abitato sin dal periodo medioevale. Ancora oggi il paese basa la propria economia sull’agricoltura, forte di un’importante e rinomata tradizione vinicola. La cantina sociale è nata nel 1960. Il vitigno principe è il Carignano che produce l’omonimo vino Doc dal caratteristico colore rosso rubino e dall’odore intenso. A Santadi, oltre al Carignano, si producono anche Vermentino, Nuragus e Nasco. Altro settore di notevole importanza è il comparto caseario: quasi tutto il latte prodotto nel territorio viene trasferito alla latteria sociale nella quale, attraverso diversi processi di lavorazione, vengono prodotti numerosi tipi di formaggi freschi e stagionati di ottima qualità, molti dei quali esportati nei mercati esteri. Santadi si segnala anche per la tradizione del pane cotto nel forno a legna con la produzione di “Su civraxiu", "Su coccoi", pane con “gerda”, tutti elementi essenziali della quotidianità. Rinomata anche la produzione di dolci, miele di numerose varietà e olio.
A pochi km dal centro abitato si estende la foresta di Pantaleo che comprende alberi secolari, querce, sughere ma soprattutto, importante in quanto unica in Europa, la lecceta. Tutta la zona è ricca di sorgenti. Il bosco ha consentito la sopravvivenza del cervo sardo e del daino che vengono protetti per assicurarne la continuità della specie. Famose le grotte di “Is Zuddas” che si trovano sul Monte Meana a 256 metri di altitudine e costituiscono uno splendido scenario sotterraneo creato dalla continua azione dell’acqua, a partire da circa 600 milioni anni fa: in esse è possibile ammirare i resti di alcuni fossili di roditori risalenti al periodo preistorico. Il tunnel naturale che permette l’accesso a queste grotte presenta una serie di stanza ricchissime di concrezioni: la prima è chiamata “delle colonne” per la presenza di varie stalattiti e stalagmiti che unite tra di loro formano delle bellissime colonne. Passando attraverso un cunicolo naturale si arriva alla stanza dell’organo che deve il suo nome a una colonna simile ad un organo a canne: alla sua base e sulle pareti si trovano aragoniti, stalagmiti, colate, stalattiti e formazioni tubolari. La terza è il salone del Teatro, grandissima. La quarta sala è quella delle Eccentriche, dall’aspetto fiabesco, grazie alla presenza di rarissime aragoniti sviluppatesi in ogni direzione. 


Sant’Anna Arresi
Sant'Anna Arresi si trova nel territorio del Sulcis e confina con i comuni di Masainas e Teulada. Importanti testimonianze archeologiche sono presenti sul territorio e attestano la presenza dell’uomo fin dall’antichità: tra gli altri, il nuraghe “Coi Casu”, le tombe dei giganti, il nuraghe Sarri e numerosi altri monoliti che affermano la presenza dell’uomo fin dall’età del Bronzo, rafforzati anche dal ritrovamento di tracce fenicie, puniche e romane. La sua origine come nucleo abitato è invece abbastanza recente: il paese sorse infatti nel tardo medioevo quando, dopo secoli di abbandono a causa delle continue incursioni dei pirati, i pastori iniziarono a ripopolare la zona costruendo le prime case intorno alla chiesetta campestre dedicata a Sant'Anna. Il paese si estende sulle pendici di una collina che domina il promontorio di Porto Pino, la pianura con i “medaus” (piccoli agglomerati rurali di case sparse tipici del Sulcis), i grandi stagni costieri e le grandi dune di sabbia. Al termine della fascia costiera lagunare sorge il promontorio di Porto Pino, con l'omonima località balneare e i suoi chilometri di sabbia bianca finissima. Il promontorio è ricoperto da una vasta pineta spontanea di pino d’Aleppo, formazione rara, presente in Sardegna solo qui e nell’isola di S. Pietro. Sul lato occidentale più battuto dai venti si estende invece la macchia meditteranea, con diverse specie di cisto. Nella parte orientale della spiaggia di Porto Pino si trovano le splendide dune dette “Sabbie Bianche”, la cui sabbia è prodotta dall’erosione delle rocce del promontorio operata dal mare e dagli agenti atmosferici. Evento musicale estivo di rilievo internazionale è il festival jazz “Ai Confini tra Sardegna e Jazz” che si svolge ogni anno tra agosto e settembre ed è frequentato dai più grandi artisti della scena mondiale.


Buggerru
Il paese si trova sulla costa occidentale della Sardegna. Fondato nel 1864, in una zona ricca di giacimenti, divenne in pochi anni un fiorente borgo minerario, centro direzionale della francese “Société Anonyme des Mines des Malfidano”. La nascita di Buggerru coincise con i primi investimenti nel bacino di Malfidano: tra la fine dell'Ottocento e i primi del Novecento, Buggerru divenne infatti un centro estrattivo di importanza internazionale, ricco di miniere di zinco e piombo. Da vedere il vecchio borgo ed il teatro Perrier risalente agli anni venti. Da non perdere le antiche laverie che, seppur prive delle attrezzature originarie, mantengono intatta la loro carica di suggestione. Interessanti anche le gallerie delle vecchie miniere, alcune con sbocco sul mare, e le officine un tempo destinate alla produzione degli strumenti di lavoro. A Grugua, appena fuori paese, per gli appassionati di archeologia, si trovano i resti di un cimitero romano. A pochi chilometri di distanza è possibile ammirare il centro abbandonato di Ingurtosu uno degli esempi di insediamento minerario ottocentesco tra i più significativi. Nei dintorni del paese si trova la costa più selvaggia dell'isola: alta e scoscesa, a sud si apre sulla baia di Cala Domestica, una delle più belle della Sardegna: sabbia fine, acqua trasparente e fondali spettacolari. Da “Pranu Sartu” a “Su Zippiri”, a sud di Buggerru, numerosi picchi e faraglioni che si staccano dall'alta scogliera a strapiombo sul mare.


Fluminimaggiore
Fluminimaggiore si trova nell'entroterra della costa sud-occidentale della Sardegna e sorge in una stretta valle lungo il corso del Rio Mannu, immerso in una vegetazione rigogliosa e paesaggi naturali incantevoli. Fondato nel 1704 dalla nobile famiglia Gessa-Asquer come centro agricolo, deve la sua crescita economica allo sfruttamento degli importanti bacini minerari, intensamente coltivati a partire dalla seconda metà del XIX secolo. Il territorio è ricco di corsi d'acqua a carattere torrentizio e il paese è attraversato dal “rio Mannu”, lungo il quale si forma un'ampia pianura ricca di querce ed un tempo di miniere di piombo e ferro. Furono proprio le risorse minerarie ad attirare i cartaginesi che alla fine del 6° secolo A.C costruirono il Tempio di Antas, il monumento più importante e rappresentativo del territorio che sorge nell’omonima valle inserito in un contesto storico-ambientale ricco di testimonianze che coprono una linea temporale che va dal Neolitico ai giorni nostri.

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