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Monte Acuto

Oschiri
Oschiri forse origina dal greco òschos (tralcio di vite) con probabile riferimento al dio Bacco. Anche il territorio di Oschiri, come tutto il Monte Acuto, mostra segni di presenza umana fin dall’epoca preistorica. Oschiri sarebbe sorta sui resti di Castra e Luguido e di Oppidum Octi nel periodo medioevale. Dal secolo XI fino al 1272 fece parte nel Giudicato di Torres della Curatoria di Ogianu, che nella seconda metà del XIII secolo fu occupata dal Giudicato d’Arborea. Con l’arrivo dei Catalano-Aragonesi le sue vicende furono legate fino al 1843 alla Signoria di Oliva.
Il paese di Oschiri sorge al centro di un territorio quanto mai vario dal punto di vista ambientale e ricco di testimonianze storiche o architettoniche delle antichissime origini dell’insediamento. Vive di agricoltura, artigianato e pastorizia. Produce gustosi formaggi e soprautto le rinomate Panadas. La Panada è pasta farcita di carne, una tortina ripiena di volta in volta di maiale, di agnello, di vitella, di anguilla, sapientemente chiusa a mano con una cucitura ornamentale. La Panada è il piatto della domenica, delle feste comandate, dei matrimoni,  delle domeniche al mare, delle gite a cielo aperto. E’ anche il dono per antonomasia, tutti gli oschiresi ne fanno dono ai forestieri e lo portano con se nelle visite fuori paese quasi come simbolo di prosperità e benessere, come un tempo, nella tradizione sarda, lo erano il caffè e lo zucchero. 
Innumerevoli sono le chiese di varie epoche sparse intorno all’abitato o al centro dello stesso, diversificate per stili e caratteri costruttivi. Tra le più significative la Chiesa di Nostra Signora di Castro che deve il suo nome alla diocesi, documentata tra il 1116 ed il 1503, ed è un esempio di come, in età medievale, le cattedrali non dovessero necessariamente possedere grandi dimensioni, ma potessero anche essere piccole, come in questo caso.
La chiesa fu eretta alla metà del XII secolo in pietra vulcanica rossa, tagliata in cantoni ben squadrati. Ha pianta mononavata; le dimensioni in lunghezza sono ricavate dalla ripetizione del modulo quadrato basato sulla larghezza dell'aula stessa, che ha copertura lignea. La facciata è rinserrata da robuste paraste d'angolo; lo specchio è spartito da due sottili lesene raccordate da archetti in gruppi di tre. Due semicolonne sono addossate a lato delle lesene di facciata. Nei fianchi e nell'abside si aprono monofore a doppio strombo; nel frontone dell'abside così come in facciata si aprono delle luci cruciformi. Di grande interesse, nel nucleo antico, alcuni edifici raccolti intorno ad un piccolo slargo, che conservano pregevoli finestre con cornici monolitiche di elegante disegno, secondo stilemi gotico - aragonesi, e architravi decorate sugli ingressi.
Il centro urbano di Oschiri mostra ancora perfettamente leggibile nelle eleganti facciate di diversi edifici e nella maglia viaria l’impronta dello sviluppo ottocentesco, conseguente alla forte crescita della comunità all’inizio del XIX secolo; una lunga sinuosa sequenza di edifici unifamiliari a due piani di essenziale disegno si snoda, lungo la vecchia direttrice Sassari - Olbia che attraversava il paese in tutta la sua lunghezza.


Berchidda
Organizzato in attività cooperativistiche e zootecniche, questo centro è noto per la ricchezza della sua enogastronomia e per la produzione del vino Vermentino.
 Il paese sorge su un terreno in forte pendio, alle pendici della catena del Limbara, con l’abitato che sfuma, nella parte più alta, verso una fitta, lussureggiante pineta. Dai sentieri che la percorrono, raggiungendo le ombrose aree attrezzate, la vista spazia verso la vallata sottostante e si può ammirare e leggere il tessuto urbano di Berchidda, i suoi edifici addossati in file serrate lungo la ripida viabilità a gradoni della parte antica più a monte, la piazza con le sue chiese e il Municipio, gli edifici pubblici e i palazzetti neoclassici e liberty nella parte intermedia, e i villini con giardino e la maglia stradale più ariosa e regolare a valle. Interessanti le fontane, in particolare per l’ambientazione quella ottocentesca ai piedi della pineta, con il suo piazzale ombreggiato e l’elegante edificio classicheggiante che vi prospetta. La piazza principale, recentemente sistemata con un interessante intervento, è anche un piacevole punto di belvedere verso la vallata e il picco del Monte Acuto con i ruderi del castello.Berchidda è rinomata per le sue tradizioni vinicole e per la produzione del pregiato "Vermentino". Ospita il Mudeo del vino situato in un moderno edificio con una terrazza panoramica dalla quale si possono ammirare i vigneti della zona.
Nel museo, articolato in diverse sale, sono esposti gli attrezzi utilizzati anticamente, in differenti epoche e territori, per la lavorazione dei vigneti e delle uve: tini, vasche per la pigiatura, torchi con base di granito.Sono annessi una cantina per l'esposizione e la degustazione dei vini di tutte le aziende vinicole sarde e un vigneto didattico. È primo museo enoico multimediale italiano. Il percorso comprende infatti sussidi interattivi che permettono di scoprire e approfondire la cultura e le tradizioni del vino nell'area mediterranea dalle origini ai nostri giorni e di "dialogare" con un sommelier virtuale.Offre la possibilità di intraprendere una visita guidata e un breve percorso di degustazione, nel quale vengono descritte alcune tipologie di vini, offrono l'opportunità di sperimentare e affinare in prima persona le capacità sensoriali, visive, olfattive e gustative utili a conoscere e riconoscere frutti, fiori, piante e altri prodotti della natura che si possono identificare nella degustazione dei vini.
Infine Berchidda ospita sin dal 1988 Time in Jazz, il più noto dei festival musicali tenuti in Sardegna e uno dei più prestigiosi in Italia e in Europa il cui fondatore e organizzatore è il trombettista Paolo Fresu, nato e cresciuto a Berchidda, dove mosse i primi passi nel mondo della musica suonando nella banda musicale del paese. Si svolge ogni anno d’estate a cavallo di Ferraagosto.


Monti
Al centro della Gallura, a quattro chilometri dalla superstrada che in pochi minuti conduce all'aeroporto di Olbia e ai porti di Olbia e Golfo Aranci, alle falde della catena montuosa del Limbara posta a dominio di una vasta conca lussureggiante di vigneti e sugherete, Monti sorge nell'immediato entroterra della Costa Smeralda, uno dei litorali più belli e rinomati al mondo in cui spiagge, calette, insenature e isolotti di granito si specchiano nei fantastici colori di un mare di cristallo. 
Nel centro abitato, che nella sua parte più antica conserva belle costruzioni in conci di granito, è notevole il campanile della parrocchiale di San Gavino, eretto intorno al Seicento e preesistente all'attuale edificio della chiesa. Uscendo da Monti lungo la statale 389 per Alà dei Sardi, si sale fra sughere e pini fino a giungere all'altopiano detto S'Ambiddalzu, dallo stupendo e solitario paesaggio di bassi cespugli ed enormi massi granitici erosi dal vento.
 Deviando a sinistra al km 7,1 si giunge al santuario campestre di San Paolo Eremita, dalla bella e semplice architettura con pietre a vista. L'attuale impianto della chiesa risale al XVII secolo, ma una pergamena conservata nell'archivio parrocchiale fa risalire al 1348 la sua consacrazione ad opera di Marzochus, Vescovo di Bisarcio.
Nel medioevo il territorio di Monti rappresentava il confine orientale del Giudicato del Logudoro e risentì positivamente dei nuovi sviluppi storici. Fu assiduamente frequentato dai mercanti pisani che qui acquistavano pelli, grano, cereali e il legno dei boschi di cui erano ricoperte le valli e le colline della zona. La dominazione dei Doria è testimoniata dalla presenza dei resti del castello di Crasta, costruito nella seconda metà del Duecento ed espugnato dai Pisani già sul finire del XIII secolo. In seguito Monti divenne proprietà dei Malaspina, nel XIV secolo fu annesso al Giudicato di Arborea, quindi divenne dominio degli Aragonesi che lo cedettero in feudo alla famiglia Deffenu da cui passò alla famiglia Farina fino al 1839, anno in cui fu abolito il feudalesimo.
Il paese di Monti è famoso soprattutto per il suo Vermentino: il paesaggio gallurese è dominato da formazioni di granito che emergono da un suolo sabbioso generato dalla loro stessa erosione in cui, oltre agli splendidi vigneti dai quali prende forma questo vitigno si estendono vasti e lussureggianti boschi di sughere. Alla presenza della quercia da sughero è legata una fiorente attività di trasformazione, fortemente indirizzata alla produzione di turaccioli apprezzati dall'industria vinicola nazionale e straniera.
Nell'isola la produzione del Vermentino è diffusa in molte zone ma è la terra gallurese che, eletta dal Vermentino a suo habitat ideale, ha contribuito ad affinare e svelare le qualità di quest'uva solare che nel vino si fanno aroma, corposità e gradazione alcoolica del tutto particolari.
 L'attribuzione, nel 1975, della DOC (Denominazione di Origine Controllata) e nel 1996 del più alto riconoscimento a cui un vino possa ambire, la DOCG (Denominazione di Origine Controllata e Garantita), è a dimostrazione del costante alto livello qualitativo raggiunto dal Vermentino di Gallura.

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